Menu
Custodi
Domani
Oggi il futuro si è chiuso. Troppo rumore, immagini sfocate. L'orizzonte è scomparso.
Eppure qualcuno è qui dal 1670.
Non ci sono palazzi. C'è l'acqua, gli argini, qualche albero. Gli uccelli che impazziscono all'alba e al tramonto, quando un giorno comincia e un altro finisce.
Il sole torna a salire sull'acqua.
Da trecentocinquant'anni.
I colori non sono mai gli stessi. La luce cambia, le maree cambiano, le stagioni si susseguono.
Qui nessuno conosce il futuro.
Ma chi vive qui sa che domani ci sarà una nuova alba.
E saprà cosa fare.
I bisogni
Un tempo, qui, le regole nascevano dai bisogni dell'uomo. Nutrirsi, ripararsi, stare insieme. Sentirsi parte di qualcosa. Altrove, questi bisogni si sono nascosti dietro immagini patinate. In quest'isola, le regole sono ancora le stesse.
Appena entri, ritrovi le tracce di chi ha vissuto qui per trecentocinquant'anni. Le pietre, le stanze, il camino attorno al quale si riunivano le famiglie.
Più in basso, vicino all'acqua, arde un altro fuoco.
Il pesce della valle cuoce lentamente. Mani esperte lo preparano. Le luci si abbassano.
Ci si siede, si aspetta, si mangia insieme.
È un rito antico, che nessuno ha bisogno di spiegare.
Per una volta, qualcuno si occupa di te.
Accettare
C'è un posto, anonimo, dove non passa quasi nessuno. Eppure qualcuno continua a viverci da trecentocinquant'anni.
Nella storia dei suoi gesti antichi si ritrovano certezze.
Fuori tutto cambia. A volte così in fretta che non riusciamo nemmeno a capire come sia successo.
Ma torna il sereno. Dopo l'alba, il sole invade l'acqua.
Il pesce è come allora.
I casali hanno accolto generazioni di pescatori. Sono gli stessi che ritroviamo negli antichi cabrei.
Il fuoco si accende ancora. Mani sapienti preparano il pescato. Le luci si abbassano. Ci si raccoglie intorno alla tavola.
Oggi quel pesce arriva anche a casa tua. E quei casali possono accoglierti, come hanno fatto per secoli.
Questo posto, forse, è quello che stai cercando
La pesca
Quando l'acqua si raffredda, branzini, orate e cefali cercano la via del mare. Risalgono verso la bocca della valle. Lì li aspettano le reti e i lavorieri, secondo una tradizione millenaria che, già ai tempi dei monaci benedettini di San Giorgio Maggiore, regolava la vita delle valli veneziane.
Crescono lenti nell'acqua salmastra, seguendo le stagioni e nutrendosi di ciò che offre la natura.
È il prodotto più antico di quest'isola: per tre secoli e mezzo l'ha fatta vivere.
Oggi, come allora, sai da dove viene e chi l'ha pescato.
Le stesse regole
Il pesce della valle continua a crescere lento, nuotando per cercare il proprio cibo.
Trentasei mesi per arrivare nella rete. Poi al fuoco.
Qui non c'è fretta. Non ci sono mangimi.
L'unico ingrediente è il tempo.
E ci sono i Custodi, che si prendono cura dell'acqua, degli argini e della vita nella valle.
Perché la natura possa offrire, ogni anno, lo stesso miracolo.
800 ettati · 4 mesi di pesca all'anno
Custodiamo la natura
Ci piacerebbe fare di più.
Ma la valle ha i suoi limiti. E noi li rispettiamo.
Può nutrire e accogliere soltanto pochi.
Il pesce della valle, naturale e biologico (IT-BIO-009), arriva fresco o conservato nei vasi di vetro, con le ricette di sempre.
Perché il rito possa continuare anche a casa. Anche lontano dal fuoco.
I casali che hanno accolto i pescatori per trecentocinquant'anni oggi possono accogliere te.
Per una notte, due notti o più a lungo.
L'acqua, il fuoco, le persone, i gesti di una vita che segue ancora i ritmi della natura.
Qui puoi prenderti il tempo che altrove ti manca.
La via dell'acqua
Se la vista di cieli azzurri di riempie di gioia, se le cose semplici della natura hanno un messaggio che comprendi, rallegrati, perche’ la tua anima e’ viva.
”Firma: Eleonora Duse all’amico John Martin-Harvey”